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Spaccatura nell’industria crypto mentre alcune aziende si oppongono al CLARITY Act

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Triparna Baishnab

Triparna Baishnab

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent afferma che le aziende di criptovalute hanno bloccato il CLARITY Act, preferendo nessuna regolamentazione a regole imperfette.

Spaccatura nell’industria crypto mentre alcune aziende si oppongono al CLARITY Act

Sintesi rapida

Il riassunto è generato dall'IA, rivisto dalla redazione.

  • Il Segretario al Tesoro Scott Bessent accusa le aziende di criptovalute di bloccare il CLARITY Act

  • Il disegno di legge mira a chiarire i ruoli della SEC e della CFTC nella regolamentazione delle criptovalute

  • L'industria teme che norme eccessivamente restrittive possano ostacolare l'innovazione

  • I ritardi continui potrebbero alimentare l’incertezza normativa e la volatilità del mercato

Il video di un’intervista al Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, è stato trasmesso di recente su CNBC e ha puntato il dito contro una parte dell’industria crypto. Ha affermato che diverse società del settore hanno attivamente ostacolato lo sviluppo del Digital Asset Market CLARITY Act. Secondo Bessent, queste aziende “preferirebbero non avere alcuna legge piuttosto che questa legge”. Le sue parole mettono in luce la tensione tra regolatori e leader del settore in una fase cruciale per la regolamentazione.

Perché il CLARITY Act è rilevante ora

Il Digital Asset Market CLARITY Act mira a introdurre un quadro federale chiaro per gli asset digitali. In particolare, punta a definire le competenze regolatorie sui token tra SEC e CFTC. Cerca inoltre di chiarire le regole per le piattaforme di scambio, per la DeFi e per le operazioni on-chain. Per questo motivo, i sostenitori ritengono che la legge possa ridurre l’incertezza normativa che ha gravato sui mercati negli ultimi anni.

Interessante notare che i commenti di Bessent richiamano le dichiarazioni di Brian Armstrong, CEO di Coinbase. Armstrong ha affermato pubblicamente che il settore preferirebbe non avere alcuna legislazione piuttosto che una legislazione scritta male. A suo avviso, una cattiva legge rischierebbe di cristallizzare regole dannose per lungo tempo. Di conseguenza, per alcune aziende il rinvio rappresenta un’opzione più sicura rispetto a un compromesso.

A cosa si oppongono le aziende crypto

Al centro delle critiche vi sono i potenziali oneri stringenti in materia di compliance. Alcune clausole potrebbero assoggettare le piattaforme crypto a standard prudenziali simili a quelli bancari. Potrebbero inoltre essere introdotte restrizioni all’innovazione nella DeFi o nei prodotti finanziari on-chain. Le aziende temono quindi che la legge possa soffocare la crescita invece di sostenerla. È anche per questo che il settore resta diviso.

Nel frattempo, Bessent ha invitato i legislatori ad approvare il provvedimento entro la primavera del 2026. Sostiene che l’incertezza prolungata sia dannosa per investitori e innovatori. Inoltre, ritiene che una normativa chiara contribuirebbe a rafforzare il ruolo degli Stati Uniti come potenza globale delle crypto, evitando che l’innovazione si sposti all’estero. Dal punto di vista dell’amministrazione, il rinvio finisce solo per favorire una regolamentazione basata sull’enforcement.

Impatto sul mercato e implicazioni più ampie

La paralisi normativa continua a pesare sul sentiment di mercato. Bitcoin e le altcoin restano sensibili alle notizie sulla politica statunitense. Se da un lato il CLARITY Act potrebbe rafforzare la fiducia, ulteriori ritardi rischiano di aumentare la volatilità. In definitiva, lo scontro solleva una questione più ampia: il settore crypto deve accettare regole imperfette oggi o puntare su regole perfette domani?

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